Il termine dressage deriva dal francese e significa addestramento, questa disciplina olimpica, infatti, mira a sviluppare le capacità e l’obbedienza del cavallo.
L’aspetto più importante nelle gare di dressage, secondo il regolamento internazionale, è che il “cavallo sia calmo, morbido, sciolto e flessibile, ma anche fiducioso, attento e perspicace, realizzando così una perfetta intesa con il proprio cavaliere”.
La prova si svolge all’interno di un perimetro rettangolare, 20×40 o 20×60 metri in base alla categoria, con delle lettere conosciute e uguali in tutto il mondo. All’interno del rettangolo il cavallo deve compiere una serie di movimenti in modo armonioso e leggero, rispondendo senza sforzi ai comandi del cavaliere, dando, perciò, la sensazione di muoversi di sua spontanea volontà.
Questa sorta di danza si basa su movimenti estremamente codificati, come diagonali, passaggi laterali e all’indietro, transizioni dal troppo al galoppo e figure.

Esiste anche una versione freestyle del dressage, chiamata Kur, in cui è il cavaliere a creare una propria coreografia, che deve tuttavia comprendere tutti i movimenti obbligatori.

Divisa

Come per il salto ad ostacoli, anche le competizioni di dressage richiedono un abbigliamento ben preciso. La tipica divisa da dressage è formata da una giacca nera o scura, pantaloni bianchi o beige, camicia con colletto, cravatta o plastron bianchi o beige, guanti bianchi o beige, stivali neri o dello stesso colore della giacca.
Tutti i cavalieri devono indossare cap, bombetta o cilindro neri o  dello stesso colore della giacca, mentre è obbligatorio il casco omologato con visiera e tre punti d’attacco per bambini e juniores. Dalla categoria M è possibile sostituire la giacca con il frac.
L’attrezzatura per il cavallo prevede, invece, l’uso obbligatorio della sella inglese.